In F1 è allarme razzismo: ecco cosa sta succedendo nel paddock

A sorpresa Perez ripropone un vecchio adagio di Alonso. In F1 ci sarebbero dei favoritismi in base alla provenienza territoriale.

Non fosse abbastanza la questione relativa alle presunte infrazioni di Red Bull e Aston Martin per quanto riguarda il budget cap 2021, tema che sta tenendo banco e infiammando il paddock della massima serie a ruote scoperte. In quel di Suzuka è tornata a scoppiare una questione che pareva sopita. Quella tirata fuori nel 2020 e rinnovata lo scorso anno da Fernando Alonso. Ovvero che in F1 si usano due pesi e due misure a seconda del luogo di nascita.

Sergio Perez, Red Bull F1 (LaPresse Foto)
Sergio Perez, Red Bull F1 (LaPresse Foto)

Chi ha avuto l’opportunità di frequentare i GP sa bene che il personale è prevalentemente anglosassone. E con l’ingresso di Liberty Media la situazione è ulteriormente peggiorata. La creazione di una TV ufficiale del Circus, fruibile dietro abbonamento su web, ha ristretto ancora di più il campo.

Perez lancia l’allarme: cosa sta succedendo in F1

A dare conferma della deriva razzista della top class dell’automobilismo anche Sergio Perez, secondo cui i corridori latini sarebbero bersagliati di critiche in maniera molto maggiore rispetto ad altri.

Complessivamente competitivo e in grado di dare fastidio al compagno di squadra Verstappen, il messicano ha via via perso terreno per ragioni su cui non vogliamo focalizzarci. Fatto sta che dopo il successo di Monaco dello scorso maggio, per lui si è aperto un periodo piuttosto complesso. Bloccatosi soltanto lo scorso weekend quando, magicamente, è tornato a trionfare.

Se capita di avere una brutta gara o di essere in difficoltà per noi è peggio“, ha affermato a proposito del continuo biasimo ricevuto. “Anche se altri corridori non se la stanno passando benissimo, le loro criticità passano in secondo piano. E’ una cosa che avverto. Non da oggi, ma da tutta la carriera“, ha attaccato.

Lanciato il sasso, il portacolori della Red Bull ha però poi tirato indietro la mano sostenendo che il lavoro dei media è indispensabile per propagandare la disciplina e motivare gli stessi corridori.

Spiegando un po’ meglio le sue sensazioni, il 32enne ha dichiarato di non aver mai avvertito la sensazione di essere preso seriamente dalla stampa di settore. Quasi fosse un personaggio di serie B. “E’ stato così soprattutto nei primi anni. Ed è stato bello provare a tutti che merito un sedile“, ha aggiunto tranchant.

A dargli brio e voglia di non arrendersi, una speranza su tutte. Quella di scoprire un giorno di essere stato una fonte d’ispirazione per un connazionale. Un pensiero che lo rende orgoglioso e che vorrebbe si realizzasse presto.

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Sarebbe meraviglioso vedere una nuova generazione arrivare all’apice. Per farcela è importante trasferirsi in Europa da giovanissimi. Cercare di confrontarsi con i più forti al mondo. E nelle stesse condizioni climatiche“, ha illustrato ai giovani aspiranti driver la strategia da tenere a mente per sfondare nel campo. “A quel punto basta credere in sé stessi. E nelle proprie capacità di crescere e di fare meglio di ciò che sto facendo io“, ha chiosato con un incoraggiamento a chi verrà dopo di lui.