Come proteggere la propria mano senza allarmare gli avversari

La protection bet è una giocata abbastanza standard nel poker, ma che moltissimi giocatori tendono a fraintendere nell’esecuzione. Vediamo come eseguire questa mossa correttamente, senza mandare in fumo tutti i nostri piani già sul nascere.

protection bet bullet

Come per tutte le tecniche, la cosa fondamentale è capirne i principi alla base, così da non rischiare di fare errori grossolani che vanificano l’effetto positivo della giocata o, peggio, ci portano a produrre una perdita quando potremmo invece fare un bel profit.

La protezione della propria mano sembra una cosa tanto banale, quanto semplice da eseguire, ma le insidie sono realmente molteplici e dobbiamo aspettarcele da diversi fronti. Qui è facile commettere errori, è importante dunque concentrarsi sugli aspetti fondamentali della questione.

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Cos’è una protection bet

Sulla cosiddetta protection bet ci sarebbero libri interi da scrivere. Diciamo che non di rado questo tipo di giocata viene eseguito male, nelle condizioni sbagliate o quando proprio non è il momento e si dovrebbe optare per scelte diverse.

Andiamo ad analizzare prima le casistiche in cui la protection bet è eseguita in modo non profittevole, poi vedremo anche i pochi casi in cui può aver senso fare un tentativo e come eseguirla nel modo corretto.

La protection bet “a perdere”

Molto spesso, soprattutto i giocatori meno esperti e i neofiti, tendono a fraintendere il senso del proteggere la propria mano. Capiterà spesso di vedere dei rilanci pre flop fuori misura o delle over bet nelle strade successive. Per inciso, con “over bet” si intende una puntata di una size superiore al piatto totale.

Quando assistiamo a una mossa del genere, solitamente seguita da una smorfia di disappunto dell’esecutore, il quale magari mostra anche, in modo mesto, una coppia di assi o di re, possiamo avere la certezza di aver di fronte qualcuno che non ha colto in modo chiaro il senso di “proteggere la propria mano”.

La protection bet e l’errore pre flop

Facciamo un passo indietro. È abbastanza scontato a chiunque che qualora ricevessimo una monster, come appunto la coppia servita di assi o di re, è preferibile giocare la mano in due o massimo tre giocatori. In caso contrario le nostre chance di mantenere il vantaggio fino al river vanno ad assottigliarsi notevolmente. Se decidiamo, per ipotesi, di limpare con gli assi (Limp = call pre flop senza che ci siano stati rilanci prima di noi) e poi ci troviamo a giocare in cinque o sei giocatori al flop, beh è abbastanza un miracolo se nessuno ha chiuso un punto in grado di batterci o ha incastrato un progetto che potenzialmente andrà a crearci problemi strada facendo.

Alla luce di questa riflessione, viene da sè che l’importanza di proteggere la propria mano sia una questione importante. Dobbiamo però ricordarci che, nel caso specifico, il nostro fine è quello di evitare di finire in una mano con troppi avversari, non certo di non far giocare nessuno e ottenere solo di rubare i bui.

Ci è capitata la fortuna di aver ricevuto coppia d’assi o di re? Bene, non ha senso come abbiamo visto fare un raise x5 o x6 perché quasi sempre finiremo a bocca asciutta. Limpare può aver senso se e solo se lo facciamo con cognizione di causa. Se il nostro scopo è quello di giocare la nostra coppia premium come fosse una coppietta, quindi per set mining o comunque per ingrossare molto il piatto. Ricordandoci però di quanto facilmente dovremo metter sotto le nostre carte se il board non è dalla nostra. Il tutto senza rimpianti o dubbi. MAI innamorarsi delle carte.

Se invece non vogliamo rischiare di infilarci in circostanze scomode, pre flop tendenzialmente è una buona idea mantenere sempre la stessa size di apertura. Quindi, anche con la nostra coppia d’assi o di re, la miglior soluzione è il classico raise (o 3bet, a seconda) che faremmo con qualsiasi ottima starting hand. Valutiamo piuttosto la posizione al tavolo e lo stile di gioco degli avversari. Quello sì che dovrebbe farci adattare il gioco, non le carte che ci vengono servite.

Protection bet: gli errori al flop

Con gli eventuali errori al flop il discorso è abbastanza simile a quanto abbiamo visto per la situazione pre flop. Siamo al flop (o al turn) e abbiamo un ottimo punto. Non vogliamo che l’avversario migliori la propria mano tanto da batterci. Né vogliamo di certo, potendo scegliere, continuare a giocare fino al river un piatto multi way, qualora fossimo in quella situazione. Una puntata esageratamente alta non troverà mai un call tra quelli che ci fanno piacere. Una size troppo elevata, tanto da non dare odds a nessuno per chiamarci, tranne forse coloro che hanno un punto migliore del nostro o un nuts, è controproducente per diversi motivi.

Il primo, scontato, non abbiamo certo nessun interesse a farci chiamare da chi ha un punto maggiore del nostro. A maggior ragione per un importo elevato, il quale ingrosserà notevolmente il piatto, che a sua volta spingerà il nostro avversario a fare puntate e rilanci di maggiori dimensioni. E quando sta avanti a noi non è proprio un gran risultato cui puntare.

Il secondo motivo è che magari con una puntata di size standard, non perdiamo l’occasione di massimizzare il nostro punto forte. Non facciamo cioè passare tutti. Giocatori pronti a darci soldi compresi.

Come si fa una protection bet corretta e che produca valore atteso positivo

Iniziamo col ragionare di nuovo sulla finalità di ciò che facciamo. La protection bet ha lo scopo di proteggere la nostra mano da eventuali “ribaltamenti” di forza da parte dei nostri avversari, senza che questi paghino per l’opportunità, se non prendiamo le giuste precauzioni.

Il focus è proprio sul fatto di non dargli l’opportunità gratis, non di negargliela a prescindere. Se ogni volta che abbiamo un punto forte facciamo scappare tutti per paura di vederlo scoppiare, quando lo facciamo il nostro profit? Ecco, questo è il fulcro della questione. Se vogliamo realmente proteggere la nostra mano la cosa migliore da fare è puntare, se vogliamo impostare la mano aggressivamente, ma cum grano salis.

Per capirci, ipotizziamo di avere una coppia d’assi servita, il piatto dopo il giro di puntate pre flop è di 8.5 big blind e il flop recita 5heartsQclubs8hearts. A questo punto possiamo temere che facendo check arrivi al turn una carta di cuori, un 4 o un 9 (se l’avversario ha 6-7 ha progetto di scala bilaterale) a guastarci la festa? Ok, d’accordo sul non regalare carte gratis. Abbiamo un piatto di 8.5 blind quindi possiamo puntare tranquillamente 4,5 o anche 6 grandi bui per valore.

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I vantaggi di una protection bet “come si deve”

Manteniamo l’esempio di poco fa. Con un importo maggiore ci chiamerebbe probabilmente solo un giocatore con almeno doppia coppia, ma non è proprio lo scenario migliore che possiamo immaginare. Una bella puntata per valore con una size “normale” è la scelta migliore per diversi motivi:

  • Se su turn e river non cadono carte pericolose, abbiamo ancora qualche chance di estrarre valore magari con una piccola puntata finale al river per indurre il bluff o per farci chiamare da quelle mani mancate, ma che godono comunque di un valore di showdown. Seguendo sempre la mano dell’esempio, se al river arriviamo con una situazione del tipo 5heartsQclubs8heartsKdiamonds2diamonds, tendenzialmente abbiamo poco da temere se il nostro avversario non ci ha dato modo di immaginare il peggio con rilanci sospetti o simili. Puntare una size adeguata al flop ci ha permesso di far mettere soldi nel piatto all’altro per inseguire un progetto o per tentare in qualche modo di migliorare la mano. Ottimo! Abbiamo aumentato l’incasso facendogli pagare per le carte che cercava.
  • Se dovesse chiudersi un potenziale progetto di scala o colore, la questione non cambia molto. È vero, magari abbiamo perso il piatto, ma in termini di valore atteso abbiamo comunque fatto mettere soldi al nostro avversario mentre stava sotto. Ciò significa che nel lungo periodo questa si rivela una giocata vincente in generale. Se siamo avanti significa che abbiamo un punto più forte al flop, se abbiamo un punto più forte al flop significa che la percentuale di piatti che vinceremo in identiche condizioni è maggiore di quelli che perderemo. Far alzare il piatto in quelle condizioni nel lungo periodo sarà profittevole.
    Molto alla buona, per capirci: se in quella situazione vinciamo 6.5 volte su 10 al termine della mano e facciamo una bet di 100$ dollari per ricevere un call dall’avversario, significa nel lungo periodo vincere $6.5 dollari per ogni $3.5 persi, è tanto male? Risposta direi più che scontata.

Protection bet: le basi strategiche

Ricapitolando, abbiamo visto che proteggere la propria mano è una mossa molto sensata. Ma che richiede venga fatto secondo i dovuti crismi.

Pre flop non andremo di conseguenza ad esagerare con gli importi del nostro rilancio, per non far scappare tutti. Ma neanche faremo limp per trovarci in mezzo a un’ammucchiata dagli esiti imprevedibili. Un raise standard secondo la posizione al tavolo e basato sulle informazioni che abbiamo raccolto sugli altri player e il loro stile di gioco.

Al flop e al turn stesso discorso. Ottima la protection bet per evitare di far pescare carte gratis, ma se siamo avanti noi vogliamo essere chiamati. Pertanto niente over bet o simili che farebbero scappare tutti quelli che batteremmo, lasciandoci in gioco solo chi è superiore, ma neanche dei check che ci faranno mangiare le mani dopo quando si chiude qualche progetto agli altri.

Si può anche fare, ma solo se fa parte di una strategia ragionata e abbiamo ben chiari i passi dopo. Se decidiamo di preparare qualche trappolone giocando in slow play, è vero che non proteggiamo la mano come la giocata aggressiva standard, ma non per questo l’opzione va scartata a prescindere.

Semplicemente se lo facciamo, sappiamo che capiterà ogni tanto di dover metter sotto la mano che fino al turn o al river era imbattibile. You can’t have your cake and eat it, baby.