L’importanza del bluff nel poker, spiegata in modo semplice

Uno dei termini che si sente più spesso, molte vole a sproposito, nelle discussioni intorno al poker. bluff con 7-2

Possiamo dire che bluff e semi-bluff siano le armi principali a nostra disposizione per battere gli avversari, ma si tratta di azioni pericolosi e non sempre semplici da attuare senza rischiare grossi dolori.

Una volta acquisiti i rudimenti del gioco e capite le dinamiche generali, conoscere cosa sono bluff e semi-bluff, a cosa servono, come e quando è opportuno utilizzarli o meno, può essere considerato il fulcro dell’abilità di un player durante lo svolgimento di una mano.

Tra tutte le tecniche queste sono forse le più complesse e su come fare un bluff perfetto ci si potrebbe scrivere intere biblioteche, iniziamo quindi con l’analizzare almeno i rudimenti della tecnica e gli aspetti basilari da conoscere.

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Cosa sono il bluff e il semi-bluff

Per prima cosa è importante chiarire la differenza tra bluff e semi-bluff.

Con bluff si intende la giocata che attuiamo nel momento in cui cerchiamo di far passare il nostro avversario, assumendo che questi abbia un punto più forte del nostro e pertanto l’unico modo di aggiudicarsi il piatto consiste nel non arrivare allo showdown.

Il semi-bluff, invece, consiste nel fare la stessa giocata, ma avendo comunque delle chance di migliorare la nostra situazione qualora non si riuscisse a fare passare la mano all’avversario.

Come già detto quindi parliamo di un’arma a doppio taglio, molto pericolosa se non maneggiata adeguatamente o tentata in una situazione non idonea. Tra poco andremo a vedere qualche esempio, ma per avere un minimo di base per capire i concetti che tratteremo è necessario sapere cos’è la fold equity e quale ruolo ricopre nel gioco.

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Esempi pratici di bluff

Con il termine bluff, nel linguaggio comune, possiamo indicare sia l’intera impostazione della mano, che la puntata singola (in questo caso parliamo di bluff-bet, se vogliamo citarla per estesa).

Tralasciamo in questa fase le costruzioni più complesse e articolate, vediamo qualche situazione dove è possibile procedere con dei semplici bluff basilari.

La continuation bet in bluff

La continuation bet (o brevemente c-bet) consiste nell’eseguire una bluff-bet qualora abbiamo missato completamente il flop, dopo aver raisato pre flop.

Esempio:

Level: 300-600 ante 50
8 player al tavolo
Hero su Cut Off
Hero’s hand: KheartsQhearts

Preflop non c’è stata azione fino al nostro turno e noi facciamo raise 1500, grande buio fa call.

Pot: 3,700

Flop: Aclubs 4diamonds 9clubs

Oppo: Check

In questa situazione abbiamo ben poche chance di migliorare la nostra mano nelle due strade successive. Il fatto che abbiamo fatto raise però comunica forza ed è anche plausibile che possiamo aver preso l’asso, agli occhi dell’avversario.
La fold equity sull’altro giocatore, al netto dei rari casi in cui abbia chiuso un punto forte su questo board, ci permette di tentare un bluff.

Puntiamo quindi 2200 e oppo passa la mano lasciandoci il piatto.

La continuation bet consiste quindi nel puntare al flop, dopo aver raisato pre flop, per indurre l’avversario al fold. È una mossa molto standard e per questo facilmente prevedibile, ma nonostante questo sono poche le combinazioni, come nel nostro esempio, con cui l’avversario può seguire. La matematica insegna che prese due carte qualsiasi è più facile non chiudere forti al flop che incastrarne qualcuno, pertanto in linea generale è spesso un’azione profittevole. Naturalmente usandola cum grano salis.

A tal proposito possiamo citare anche altri due termini che indicano azioni da poter eseguire per bluffare. Parlo di 2 barrel e 3 barrel. Significa banalmente puntare anche al turn e al river. 2 barrel indica le due puntate flop e turn, 3 barrel quando puntiamo su tutte e tre le strade. Anche questi pattern possono essere eseguiti in bluff, ma sono decisamente dispendiosi (nelle strade successive dovremo adeguare gli importi al piatto che si ingrandisce), pertanto i rischi di questa scelta si impennano.

Il semi bluff

Come abbiamo anticipato, il semi bluff consiste in un bluff ove però abbiamo delle chance di migliorare la nostra mano qualora ricevessimo un call e si dovranno giocare altre strade.

Esempio:

Level: 300-600 ante 50
8 player al tavolo
Hero su Cut Off
Hero’s hand: KheartsQhearts

Preflop non c’è stata azione fino al nostro turno e noi facciamo raise 1500, grande buio fa call.

Pot: 3,700

Flop: 3clubs Tdiamonds 9hearts

Oppo: Check

in questa situazione, abbastanza simile all’esempio precedente, possiamo comunque tentare di far passare l’avversario, il quale ha magari preso il 3 o addirittura il 9. Possiamo osservare che a differenza della prima situazione, qui anche nel caso dovessimo ricevere un call e l’avversario avesse presumibilmente un punto migliore nel nostro al flop, abbiamo diverse possibilità di migliorare la nostra mano.
Abbiamo i 4 J che completerebbero il nostro gutshot (progetto di scala ove manca una delle carte interne), ai quali si aggiungono i 3 K e le 3 Q restanti, qualora oppo non abbia più di coppia e un backdoor draw di colore, qualora turn e river presentino entrambi carte di cuori.

In definitiva, lo scopo della puntata è lo stesso, far passare l’avversario, ma in questo caso anche ricevessimo un call, le chance di ribaltare la situazione non sono del tutto assenti, anzi.

Altri tipi di bluff

Come detto bluffare significa semplicemente far passare un avversario che presumiamo abbia un punto più alto del nostro simulando una forza maggiore e basandoci sulla fold equity ipotizzata. Qualsiasi situazione può quindi aprire uno spiraglio alla nostra puntata in bluff, tendenzialmente sono buone le situazioni in cui ci sono possibili progetti chiusi, ad esempio:

Flop: 9heartsA spades8spades

Turn 3clubs

River: 7spades

Ipotizzando di aver fatto call su una bet al flop, se abbiamo percepito timore o debolezza dall’avversario, possiamo piazzare la nostra bluff bet al river simulando un progetto di colore (due spades in mano) o una scala bilaterale chiusa (con 10-J).

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Bluff: i consigli da tenere a mente

Lo scopo di questo articolo era quello di illustrare alcuni esempi per capire di cosa stiamo parlando. Chiaramente padroneggiare a buon livello l’arte del bluff è un discorso che richiede probabilmente anni di esperienza e studio per inquadrare le tantissime casistiche.

Ci sono però alcuni fattori che dovremmo sempre tenere bene in considerazioni quando stiamo valutando l’attuazione di un bluff. Nello specifico parliamo di:

  • La nostra immagine al tavolo. Possiamo dare per buono che anche i nostri avversari osservino i comportamenti degli altri giocatori al tavolo. Se abbiamo quindi dato un’immagine loose e aggressiva per tutta la partita, con continui rilanci e puntate, magari talvolta colti in castagna ad aggredire con punti marginali, la probabilità di non esser creduti è più alta. Se, al contrario, abbiamo sempre giocato molto chiusi, con pochi rilanci mirati e mostrato sempre solidità, è molto più semplice che l’avversario creda alla nostra puntata e ci lasci il piatto.
  • Le size delle puntate. Se il nostro scopo è far passare l’avversario, adeguare gli importi delle puntate è fondamentale. Come abbiamo visto la fold equity che possiamo sfruttare cambia in base al rapporto tra il piatto e l’investimento necessario. Naturalmente pure esagerare nell’altro senso può accedere qualche campanello d’allarme. Se vogliamo seriamente fare un bluff sensato, l’importo della puntata o del rilancio deve essere il più simile possibile a quello che avremmo fatto con il punto che cerchiamo di rappresentare.
  • Eventuali tell che diamo o riceviamo. I tell sono dei segnali involontari che possiamo dare o ricevere e che possono essere utilizzati al fine di capire la nostra mano e quella degli avversari. Senza poter entrare nello specifico, riguardano ad esempio la postura che si tiene al tavolo, il tono di voce, le espressioni facciali e lo sguardo, i movimenti corporei che si fanno, il varare del colore del volto, la sudorazione e molti altri. Quando si bluffa viene spontaneo cambiare il proprio atteggiamento per paura di far trapelare qualche tell che smascheri i nostri piani. Ecco, quello è proprio il momento in cui si rischia di farsi scoprire più facilmente. Questo argomento lo tratteremo approfonditamente in un altro momento, per adesso diciamo solo che dovremmo sforzarci di non modificare troppo il comportamento e non farlo risultare innaturale, quello generalmente è il segnale che più facilmente va a mettere la pulce nell’orecchio agli altri giocatori.
  • Lo stile di gioco avversario. Osservare come si muovono gli avversari è fondamentale anche per capire quando è il caso o meno di tentare le nostre giocate in bluff. Se ci troviamo di fronte a un avversario calling station l’ideale sarebbe non pensarci proprio. Se, invece, siamo testa a testa con unìavversario che ha smepre giocato Nit, in quel caso è  sicuramente più facile che passi se non ha una mano o un progetto più che decente.
  • Il mood dell’avversario che prendiamo di mira. Se bluffiamo su un giocatore che ha appena perso un piatto importante o è in tilt per qualsiasi altro motivo, non possiamo trascurare la possibilità che venga a vedere per stizza o semplice nervosismo. Stesso discorso se magari abbiamo avuto qualche screzio con lo specifico avversario, non è detto che non reagisca in modo imprevisto, senza odds o altro, solo per “farcela pagare” in qualche modo. E se ciò avviene mentre siamo in bluff pieno, ce la farebbe eccome.

Conclusione: bluffare non è semplice

Saper riconoscere o mettere in campo un buon bluff non è semplice. È ciò su cui si scontrano ancora i più grandi campioni e professionisti. Non possiamo certo pretendere di piazzare uno dietro l’altro dei bluff mirabolanti e perfetti e che vadano sempre a segno, ma le basi che abbiamo visto oggi sono delle condizioni indispensabili per evitare di farsi male inutilmente mentre si prova a migliorare.

Detto questo, concludiamo sottolineando un concetto che riassume il succo di tutta la faccenda: il bluff si gioca con le carte dell’avversario, non con le proprie.