Pedro De la Rosa confessa un grande segreto: tifosi tutti senza parole

Pedro De la Rosa non è stato un pilota memorabile, ma sicuramente molto onesto e di recente ha spiegato la differenza tra lui e le leggende.

L’onestà intellettuale è un pregio che non tutti possono dire di avere a disposizione tra le proprie caratteristiche ed è per questo motivo che tutti quelli che si impegnano per poter realizzare dei ragionamenti di un certo livello devono essere premiati, infatti Pedro De la Rosa è stato un pilota che ha deciso di spiegare finalmente qual è la vera differenza tra un guidatore normale e uno in grado di scrivere la storia.

Pedro De La Rosa (ANSA)
Pedro De La Rosa (ANSA)

In moltissimi casi il tempo dà la possibilità a personaggi mediocri e insignificanti nella propria epoca di fare la voce grossa una volta che questi sono ormai fuori dal grande palcoscenico della F1, starnazzando delle affermazioni che lasciano il tempo che trovano, sfruttando sempre il fatto che non ci sarà mai la conferma.

Ecco allora che piloti che sono sempre stati poco più che delle comparse devono iniziare a denigrare il presente affermando senza problemi che ai loro tempi era tutto più difficile, non specificando mai cosa sia davvero questo tutto, e che se gareggiassero oggi sarebbero sicuramente in grado di dominare la scena mondiale.

Inutile dire che queste frasi sono totalmente prive di fondamento, perché per fortuna la F1 ha sempre dei nuovi eroi e delle leggende da osannare e ammirare, tanto è vero che abbiamo potuto assistere nel nuovo millennio a due icone assolute come Michael Schumacher e Lewis Hamilton, i piloti in assoluto più vincenti di sempre e la nuova generazione fa davvero ben sperare.

Per fortuna però non tutti coloro che non sono riusciti ad arrivare hanno il dente avvelenato con i loro colleghi più noti e Pedro De la Rosa, un uomo che ha potuto correre da vicino con delle assolute leggende, ha svuotato finalmente il sacco dando così una spiegazione chiara e limpida del perché ad alcuni affidano certe monoposto, mentre ad altri no.

“In circostanze normali, potrei eguagliare anch’io il tempo di Hamilton sul giro, il problema è quando le gomme si degradano, hai più carburante o vi sono particolari condizioni quali pioggia e vento. La differenza sta nel fatto che Lewis, così come Alonso, Verstappen e Leclerc, si adattano più rapidamente, infatti se metti un nuovo set di pneumatici, raccoglieranno l’aderenza extra. Io avrei avuto bisogno di due giri in più, che è ovviamente quando stai perdendo il picco della gomma. È il bello di lavorare con ragazzi come loro, sono davvero speciali“.

Lo spagnolo dunque mette in chiaro le cose, in diretta nel podcast F1Nation, nel quale spiega come tutti i piloti che arrivano in F1 sono delle eccellenze e chi più chi meno tutti riescono più o meno a eguagliare i tempi migliori, ma la differenza sta proprio in quanto tempo ci si impiega a raggiungere determinati traguardi.

Due giri di differenza per arrivare a un tempo, per un occhio meno attento, potrebbe essere un qualcosa di poco valore, ma pensate alla differenza minima che passa tra le vetture di F1, in particolar modo durante le soste ai box, realizzare un giro anche solo di 4 o 5 decimi più lento rischia di fare la differenza tra un primo e un secondo posto.

Pedro De la Rosa svuota il sacco: “Ciò che è successo è vero, ma non ne vado fiero”

De la Rosa è stato per diversi anni un fedelissimo della McLaren, un terzo pilota assolutamente affidabile che nel 2006 prese il posto di Juan Pablo Montoya nella seconda parte della stagione per affiancarsi a Kimi Raikkonen, ma già dalla stagione successiva ha dovuto collaborare con Hamilton e l’iberico ha regalato un aneddoto davvero molto curioso.

“Ho visto Lewis adattarsi a nuove piste al simulatore, esattamente con lo stesso approccio nell’abituarsi ad un nuovo tracciato al volante di una monoposto reale – ha ricordato – per esempio, mi ci sono volute diverse sessioni di lavoro per ricordare Abu Dhabi quando questa era nuova nel simulatore.

Ho passato tutta la mattina a lavorare al simulatore, accumulando parecchi giri, mentre Lewis invece arrivò all’ora di pranzo, quando ormai io ero abbastanza soddisfatto del lavoro svolto. Si mise al simulatore e mi chiese: “La prima curva è a sinistra o a destra?” A quel punto gli feci notare che non aveva controllato la mappa della pista, e lui mi confermò questa dimenticanza, e gli dissi che era “una curva a sinistra, da terza marcia a sinistra”.

Dopo tre giri, solo tre giri, ha fatto esattamente lo stesso tempo che avevo fatto io nel corso della mattinata. Questo è vero, e non ne vado molto fiero”.

Non credo ci sia molto da aggiungere dunque sul perché fu Lewis Hamilton a passare immediatamente come pilota da gara della McLaren al fianco di Fernando Alonso e lasciando ancora De la Rosa come terzo, prima di passare nel 2010 alla Sauber per tornare ad assaporare il brivido della gara.

Lo spagnolo è sempre stato un ottimo collaudatore, infatti non si rimane per così tanti anni in McLaren, ma alcuni dettagli gli hanno impedito di compiere il grande passo in avanti non riuscendo mai a eguagliare i grandi campioni che gli sono stati vicino, ma sicuramente anche per lui è stato un grande onore poter correre e lavorare al fianco di tre campioni del mondo come Kimi Raikkonen, Fernando Alonso e Lewis Hamilton.