Ferrari, doppiata ed umiliata anche in Messico: non c’è speranza?

La Ferrari ha sofferto anche su una pista che le doveva essere favorevole. Unica consolazione, il sorpasso sulla McLaren.

Ferrari (GettyImages)
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Da ormai troppo tempo, la Ferrari è ridotta al ruolo di comparsa in F1. Lo sciagurato 2020 ha aperto le porte ad un biennio di grandi sofferenze, e viste le stringenti norme sulle monoposto attuali, era impossibile aspettarsi qualche miracolo da questa stagione. Eppure, la consapevolezza che qualcosa non vada c’è ed è anche imponente.

In quest’annata, il Cavallino ha ottenuto quattro podi, tre con il sorprendente Carlos Sainz ed uno solo con Charles Leclerc, secondo a Silverstone dopo essere stato beffato dalla Mercedes di Lewis Hamilton a due giri dalla fine. Va detto che il monegasco avrebbe probabilmente vinto il Gran Premio di Monte-Carlo, ma a causa dell’impatto nelle qualifiche non sapremo mai come sarebbe andata.

Il 2021 ha visto il ritorno alla vittoria dell’Alpine e della McLaren, mentre lo scorso anno c’era stata gloria anche per l’AlphaTauri e la Racing Point. E la Ferrari non vince una corsa dal lontano settembre 2019, quando Sebastian Vettel si impose nella notte di Singapore. Sembra passata un’eternità.

Nella F1 del post-lockdown, la Scuderia modenese non è più salita sul gradino più alto del podio, in un digiuno che dura circa da 800 giorni, uno dei record più negativi nella storia del marchio. In occasione del Gran Premio di Turchia, sulla SF21 è arrivato, per entrambi piloti, un nuovo sistema ibrido, che sembrava aver dato vigore alla monoposto.

Effettivamente, il sorpasso sulla McLaren c’è stato, sia dal punto di vista prestazionale che nella terza posizione in classifica nel mondiale costruttori. Questo però non basta, visto che il gap da Red Bull e Mercedes non accenna a diminuire. Leclerc si è visto rifilare quasi un minuto ad Austin, mentre Carlos Sainz è stato doppiato sia ieri che negli Stati Uniti.

Ferrari, quanto c’è di vero nella crescita tecnica

Anche a Città del Messico, su una pista che doveva essere favorevole alla rossa, il monegasco si è salvato dal doppiaggio per un paio di secondi. La verità è che questa Ferrari non è competitiva, ed è stata battuta nuovamente dall’AlphaTauri di Pierre Gasly. Qualcosa di analogo era già avvenuto in Olanda, ma stavolta il distacco dal team di Faenza è stato di ben sedici secondi.

Ferrari (GettyImages)
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L’altro aspetto che mette in ombra i progressi dovuto al nuovo ibrido è il confronto con l’Alfa Romeo Racing. Un grande Kimi Raikkonen ha portato il team di Himwil in ottava posizione, subito dietro all’Aston Martin di Sebastian Vettel. Il finlandese ha chiuso con tredici secondi di ritardo da Sainz e diciassette da Leclerc.

Quello che deve far fischiare le orecchie a Maranello è il raffronto tra power unit: Kimi monta ancora la terza specifica, ovvero quella non dotata dell’aggiornamento sul fronte ibrido. Ovviamente, pesa anche il confronto tra monoposto, visto che l’Alfa è di per sé più lenta rispetto alla Ferrari.

Il confronto con la concorrenza è preoccupante

Questo riscontro può essere interpretato in mille modi diversi. La squadra svizzera potrebbe aver azzeccato il set-up perfetto al contrario della rossa, o le caratteristiche della pista si adattavano in maniera particolare a questa vettura. La sostanza è che la Ferrari ha deluso, così come era avvenuto in Ungheria.

A Budapest ci si attendeva molto dal Cavallino, considerando le similitudini con Monaco, dove Leclerc era volato in pole e dove Sainz aveva chiuso secondo. Sul tracciato magiaro invece, la SF21 le aveva prese anche da Alpine ed Aston Martin, elemosinando un podio provenuto dalla squalifica di Vettel al termine di una gara pazza.

In chiave 2022, questi riscontri non lasciano spazio all’ottimismo. Il sistema ibrido introdotto tra Russia e Turchia non sta dando i risultati sperati, al contrario di quanto gli esperti vogliano far credere. Le velocità di punta della rossa continuano ad essere deficitarie, cosa che spinge i tecnici a scaricare le ali facendo perdere deportanza e guidabilità alla monoposto.

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Nella gara di domenica infatti, Charles si è più volte lamentato di un improvviso graining che compariva sulle sue coperture, cosa che lo ha spinto ad anticipare la sosta ai box. Per tutta la durata dell’evento, Gasly è stato semplicemente irraggiungibile a bordo dell’AlphaTauri. Considerando che, tra pochi mesi, la Ferrari dovrà sfidare i due top team, le premesse non possono che essere pessimiste.