Suzuki a passo di gambero: Mir e Rins proprio non decollano

Le ambizioni della Suzuki per il 2022 erano ben altre. E forse i risultati ottenuti finora da Mir e Rins hanno portato il team a una decisione clamorosa.

Un inizio di stagione 2022 che poteva essere di tutt’altro tenore quello della Suzuki, ma che per il momento ha regalato ben poche soddisfazioni. In un campionato che solo adesso ha trovato un primo padrone (Fabio Quartararo) ma che fino a due GP fa sembrava ancora in bilico, la Suzuki sognava una parte da protagonista. Non fosse altro perché rimane una delle moto più equilibrate del lotto. Ma la realtà per ora ha detto altro.

Joan Mir e Ales Rins (ANSA)
Joan Mir e Ales Rins (ANSA)

Il Mondiale MotoGP infatti ha sancito che la Suzuki è nel gruppo dei migliori ma senza mai dimostrare davvero di poter fare la differenza. E questo sta penalizzando le chance iridate di Joan Mir e Alex Rins, attesi proprio quest’anno dal riscatto.

Suzuki e la politica dei piccoli passi (che non paga)

Da quando è tornata in MotoGP nel 2012, la Suzuki ha mostrato certamente di crescere, anno dopo anno, fino ad arrivare a portare in pista una moto molto bilanciata e competitiva, nonostante un motore sempre al di sotto della concorrenza. Nelle ultime stagioni invece c’è stata una crescita anche sotto questo profilo, ma gli exploit non ci sono stati.

Il Mondiale del 2020 è, a dire il vero, un unicum nella storia della casa giapponese nella nuova era della classe regina. Una stagione corta, condizionata dal Covid che ha costretto gli organizzatori a continui cambi di programma, ma che la Suzuki ha sfruttato approfittando degli alti e bassi altrui. In particolare Joan Mir, che con la sua costanza di rendimento ha portato a casa un titolo storico, che sembrava essere il coronamento di una crescita esponenziale della moto giapponese, che però poi non si è confermato.

In pratica lo scorso anno la Suzuki, insieme ai suoi due piloti, è tornata nei ranghi, non riuscendo mai a far vedere quei picchi che l’hanno portata ad essere la migliore nel 2020. E quest’anno era attesa a un cambio di passo deciso. Ma che in realtà non c’è stato. Mir, nonostante gli annunci battaglieri, ha sì mostrato costanza di rendimento ma senza mai riuscire realmente a fare qualcosa di più. A Portimao un lampo, che però è stato spento nel finale da Jack Miller che lo ha steso. Peggio è andata ad Alex Rins, grande deluso delle ultime due stagioni e che sembrava finito in crisi. Il primo scorcio di 2022 aveva mostrato segnali incoraggianti, ma ai podi di Argentina e Texas sono seguiti un quarto posto fortunoso in Portogallo e poi il crollo a Jerez dopo un errore in gara che ha certificato un weekend comunque nero per l’iberico.

E ora? Nonostante Livio Suppo parlasse da settimane di trattative per il rinnovo con i due piloti, l’annuncio a sorpresa dell’addio alla MotoGP della Suzuki ha spiazzato tutti. Non si conoscono per ora i motivi di questo nuovo ritiro, ma forse la teoria dei piccoli passi per la squadra giapponese non ha portato ai risultati sperati. E sicuramente per il team è meglio pensare all’oggi. Che vuol dire chiudere la propria esperienza nel migliore dei modi e non vivacchiando fino alla fine per un piazzamento. Perché sarebbe la fine di una storia davvero triste, che un marchio come Suzuki non merita.