F1, Sergio Perez all’attacco: un dato già lo incorona per il 2022

Sergio Perez ha conquistato le sue prime due vittorie in F1 nell’ultimo anno e mezzo. Tuttavia, la Red Bull si aspetta ben altro da lui.

Sergio Perez (Getty Images)
Sergio Perez (Getty Images)

La prima stagione di Sergio Perez in forze alla Red Bull è terminata. Il messicano ha concluso il mondiale in quarta posizione nel mondiale piloti, perdendo il confronto tra le seconde guide contro la Mercedes di Valtteri Bottas. Max Verstappen ha avuto la meglio su Lewis Hamilton vincendo il campionato, ma il ko di Checo contro il finlandese è costato il quinto titolo costruttori in F1 al team di Milton Keynes.

L’andamento di Perez è stato troppo altalenante, alternando buone prestazioni a domeniche disastrose. Il punto più alto è stato toccato in Azerbaijan, quando ha ottenuto l’unica vittoria della sua stagione. Tuttavia, quel successo gli è stato regalato dal compagno di squadra, ritiratosi a quattro giri dalla fine per l’esplosione della posteriore sinistra, avvenuta quando era tranquillamente in testa.

Per il resto, Sergio è stato piuttosto deludente, avendo conquistato quattro terzi posti nelle rimanenti 21 gare, escludendo il succeso di Baku. Decisamente troppo poco per uno che guidava la macchina migliore in F1 al pari della Mercedes. Il distacco di ben 36 punti a fine stagione da Bottas è stato fatale per le ambizioni della Red Bull, che nel 2022 necessita di tutt’altro rendimento dal messicano, visto che sulla seconda vettura del team di Brackley ci sarà un talento del calibro di George Russell.

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F1, Perez può crescere al secondo anno in Red Bull

Sergio Perez ha sofferto molto l’approccio con un top team della F1. Nel 2013 ebbe l’opportunità di giungere in McLaren dopo due anni in Sauber, ma si dimostrò poco maturo, incappando anche in una delle peggior stagioni del team di Woking e che ne segnò l’inizio del declino.

Il passato di Checo ci mette di fronte ad una curiosa statistica: è sempre stato battuto dal compagno di squadra al primo anno in un team. Nel 2011, il sud-americano era al debutto assoluto nel Circus, e si classificò con 16 punti di ritardo dal teammate Kamui Kobayashi. Nel 2013 ne prese ben 24 da Jenson Button in McLaren, e nel 2014 ben 37 da Nico Hulkenberg in Force India.

Nel 2017 riuscì ad avere la meglio su Esteban Ocon, concludendo il mondiale al settimo posto con 100 punti, contro gli 87 del francese che era praticamente all’esordio assoluto in F1. Perez somiglia molto ad un motore diesel, è ormai chiaro che gli occorre del tempo per trovare le giuste misure, ma, almeno in passato, ci è sempre riuscito senza problemi.

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La differenza con gli anni passati la fa la pressione: quando guidi per la Red Bull le cose si complicano rispetto ad un team di metà classifica, e l’avere accanto uno che si chiama Max Verstappen non facilita di certo il lavoro. Battere il neo-campione del mondo sarà quasi impossibile a meno di cataclismi, ma il suo obiettivo è rendersi utile alla causa della squadra, come mostrato ad Abu Dhabi.