La Haas è una Ferrari mascherata? La risposta del direttore tecnico

L’improvviso salto di qualità della Haas ha stupito. Per questo c’è chi sostiene che ci sia stato un passaggio di informazioni con la Ferrari.

Come accadde per la Racing Point nel 2020, ora è la Haas ad essere passata sotto i riflettori, il radar dei detrattori. In entrambi i casi a destare sospetti è stato il passaggio nell’arco di una manciata di mesi da posizioni da centro/fondo gruppo alla top 10 o anche meglio. Magia, bravura, o imbroglio? Questa è la domanda che si era posto il paddock per la ex pantera rosa, e che si sta facendo tutt’ora per la scuderia americana.

Kevin Magnussen, Haas (Ansa Foto)
Kevin Magnussen, Haas (Ansa Foto)

Può davvero trasformarsi la situazione di un team in maniera tanto repentina? Per i più scettici non sarebbe possibile. Nel caso dell’equipe fondata da Gene Haas ci sarebbe una causa al subitaneo rinvigorimento, ovvero l’intervento della Ferrari.

Questo perché non solo la VF-22 è stata parzialmente sviluppata a Maranello, ma anche perché il personale fuoriuscito dalla Rossa a seguito dell’introduzione del tetto di spese che rischiava di obbligare i big a licenziare parte dello staff, è andato proprio ad animare le sue fila.

La Haas non è la copia della Ferrari

Pungolato su questo aspetto, il direttore tecnico Simone Resta, ex del Cavallino, dell’Alfa Romeo e ora nella compagine a stelle e strisce, ha rimandato le accuse al mittente.

Non mi interessano certe storie. Io penso solo al lavoro che c’è da portare avanti per progredire. Ci sono delle regole da rispettare e lo facciamo“, ha dichiarato a Motorsport.com.

Pur non negando somiglianze con la F1-75 l’ingegnere ha esteso la questione anche agli altri. “Basta guardare le foto per notare similitudini tra le vetture. A mio avviso ognuno deve concentrarsi su sé stesso“, ha proseguito ipotizzando un po’ di invidia da parte delle squadre avversarie per questa inattesa ripresa dopo anni davvero tribolati.

E se in fabbrica tra Banbury e il modenese si sta sgobbando per evitare di perdere l’aggancio con i migliori, il porpoising continua ad essere un tema primario in questa stagione.

Si tratta di un fenomeno complesso, difficile da modellare“, ha spiegato. “Di conseguenza stiamo effettuando numerosi test in galleria del vento e sviluppando la macchina. Dalle immagini si nota che è una problematica comune a tutti i team, però è complicato individuare il loro orientamento per risolverlo. Ci sono delle variabili da tenere conto. Il tipo di pista influisce parecchio. Per quanto ci riguarda già per Imola siamo stati in grado di ridurlo”, ha concluso a proposito del fastidio principale creato dalle wing car.