Gabriele Tarquini annuncia il ritiro dal mondo delle corse

All’età di 59 anni, cala il sipario sulla carriera di Gabriele Tarquini. La leggenda del Turismo ha gareggiato per oltre due ventenni.

Tarquini (GettyImages)
Tarquini (GettyImages)

Il 2021 si conferma essere l’anno degli addii. Dopo gli annunci di Valentino Rossi e Tony Cairoli, anche un’altra icona del motorsport italiano sta per ritirarsi dal mondo delle corse. Gabriele Tarquini ha infatti annunciato che appenderà il casco al chiodo al termine di questa annata, dopo una carriera a dir poco straordinaria.

Il pilota di Giulianova, si è interessato sin da subito alle competizioni automobilistiche, anche se il suo debutto in Kart è avvenuto quando aveva già compiuto i 20 anni, nel 1983. Soprannominato “Cinghio” per la sua aggressività e foga in pista, dopo aver vinto alcuni campionati si è spostato sulle monoposto, disputando, tra il 1985 ed il 1987, diverse stagioni in Formula 3000. Nel frattempo, corse due edizioni della 24 ore di Le Mans.

Tarquini (GettyImages)
Tarquini (GettyImages)

Tarquini vanta una lunga esperienza in F1, cominciata proprio nel 1987 al volante dell’Osella. Il suo debutto risale al 3 maggio di quell’anno, quando affrontò il Gran Premio di San Marino ad Imola. Sfortunatamente, il primo approccio al Circus lo vide costretto al ritiro, ed in quella stagione non tornò a correre altre prove del mondiale.

Nel 1988 ebbe una nuova occasione, e disputò il primo campionato intero a bordo della Coloni. L’abruzzese non ha mai avuto monoposto di punta, ma l’anno dopo passò in AGS ed ottenne il suo unico punto, grazie ad un sesto posto in Messico. Le ultime tre stagioni, sino al 1992, lo videro dividersi tra AGS e Fondmetal. L’ultimo Gran Premio lo corse nel 1995 con Tyrrell al Nurburgring, chiudendo quattordicesimo il GP d’Europa.

Tarquini, una leggenda del Turismo

La carriera di Gabriele Tarquini ha conosciuto una seconda giovinezza dopo l’esperienza in F1. Nel 1994 esordì nel campionato britannico con l’Alfa Romeo, vincendo il titolo al primo colpo totalizzando ben 11 vittorie. Le prime uscite furono impressionanti, visto che nelle prime quattro gare non lasciò neanche le briciole agli avversari.

Dopo altre stagioni passate in Inghilterra, prese parte anche al vecchio DTM, a bordo di una Honda Accord nel 1998 e nel 1999. Negli anni Duemila si spalancano le porte del FIA World Touring Car Championship, dove corse quasi esclusivamente con la Seat. L’abruzzese fece prima esperienza nell’Europeo, diventando campione nel 2003 con l’Alfa Romeo, per poi spostarsi nel mondiale due anni dopo.

La prima stagione la trascorse con il “Biscione”, ma non andò oltre il settimo posto a fine stagione. Nonostante questo, arrivarono ben tre successi, due a Silverstone ed uno ad Istanbul. Nel 2006 siglò un contratto con la casa spagnola, ottenendo un’altra affermazione sul tracciato situato in Turchia.

La Seat passò al motore diesel nel 2008, cosa che fece nettamente innalzare le prestazioni del mezzo. Tarquini fu vice-campione in quell’annata, per poi prendersi il titolo mondiale in un fantastico 2009. Con 127 punti, riuscì a battere per appena quattro lunghezze la leggenda di Yvan Muller, campione del mondo in carica.

Il titolo WTCR e l’esperienza televisiva

“Cinghio” trascorse altre stagioni nel WTCC, campionato che perse via via di importanza con la partenza di costruttori quali Chevrolet e BMW. Nel 2018, venne sostituito dal WTCR, che adottava dei regolamenti tecnici leggermente diversi. Tarquini accettò subito la sfida: non se ne sarebbe pentito.

L’annata venne dominata da Gabriele e da Yvan Muller, entrambi a bordo della velocissima Hyundai. L’italiano chiuse con 306 punti, beffando il francese esattamente come nel 2009. Stavolta, furono 3 le lunghezze a separare i due protagonisti, autori di una battaglia epica in quel campionato. Il nativo di Giulianova era diventato campione del mondo a 56 anni.

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Gabriele ha avuto anche un’interessante esperienza come commentatore tecnico in alcuni GP di F1. Il suo impegno lo vedeva legato a Sky nel 2007, al fianco di Paolo Leopizzi prima e di Carlo Vanzini in seguito. Cala il sipario su una carriera splendida, su un vero e proprio mattatore del nostro automobilismo.