Valentino Rossi e la Ferrari: quel ricordo memorabile e l’Italia padrone del motorsport

Valentino Rossi e la Ferrari hanno dominato un’era del motorsport, ai tempi in cui l’Italia la faceva da padrone. Oggi tutto è cambiato.
Michael Schumacher e Valentino Rossi (Getty Images)
Michael Schumacher e Valentino Rossi (Getty Images)

Per chi è più giovane, è giusto ricordare che l’Italia ha vissuto un’epoca d’oro nel motorsport mondiale. Dopo anni di cocenti delusioni, la Ferrari aprì un ciclo vincente in F1 grazie a Michael Schumacher, mentre Valentino Rossi divenne il padrone assoluto del Motomondiale a cavallo tra anni Novanta e Duemila.

La rossa veniva dal periodo più nero della sua storia nel Circus: nel 1979 venne vinto l’ultimo mondiale piloti con Jody Scheckter, mentre quello costruttori mancava a Maranello dal biennio 1982-1983. Schumi arrivò al Cavallino nel 1996, e già nelle stagioni successive fu in grado di giocarsi il mondiale sino all’ultima corsa. Il titolo a squadre arrivò nel 1999, mentre dal 2000 venne aperto il dominio anche per quanto riguarda la classifica piloti.

Dal canto suo, Valentino Rossi ha debuttato nel Motomondiale nel lontano 1996, cogliendo la prima vittoria in 125 in Repubblica Ceca, per poi dominare la stagione successiva con l’Aprilia. Dopo un anno di apprendistato, anche la 250 divenne cosa sua, con il secondo mondiale portato a casa nel 1999.

La dittatura nella classe regina iniziò nel 2001, con l’ultimo mondiale della 500 vinto proprio dal “Dottore”. L’avvento della MotoGP cambiò poco lo scenario, visto che dal 2002 al 2005 il padrone fu sempre lui. Gli ultimi titoli giunsero nel 2008 e nel 2009 con la Yamaha, squadra in cui si trasferì nel 2004 dopo i primi mondiali portati a casa con la Honda.

Valentino Rossi e la Ferrari, il ricordo più dolce

Il destino di Valentino Rossi e della Ferrari è legato anche da un anniversario in comune: il 12 ottobre 2003, esattamente diciotto anni fa, entrambi salirono sul tetto del mondo. Il “Dottore” vinse il GP della Malesia, portando a casa il quinto titolo in carriera (l’ultimo con la Honda) con due appuntamenti di anticipo.

La rossa stravinse il GP del Giappone con Rubens Barrichello, e Michael Schumacher chiuse ottavo mettendo le mani sul sesto titolo piloti. Questo significava il superamento di Juan Manuel Fangio come numero di mondiali vinti, mentre il Cavallino riuscì a battere Williams e McLaren tra i costruttori.

Si tratto forse dell’apice del dominio italiano del motorsport, un concentrato di emozioni che si scatenarono nella stessa mattinata. All’epoca, quasi ogni domenica era contraddistinta da una vittoria, che fosse di Valentino Rossi o della Ferrari cambiava poco. Ad oggi, la situazione è totalmente differente.

Il pilota di Tavullia è vicino al suo ritiro, che avverrà tra appena tre gare in occasione del GP di Valencia, mentre la Scuderia di Maranello è a digiuno di titolo da quasi tre lustri. Un periodo di tempo che si avvicina sempre più pericolosamente a quello che intercorse tra Scheckter e Schumacher.

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Una curiosità riguarda il rapporto tra Valentino Rossi e la Ferrari: tra 2005 e 2008, il fenomeno di Tavullia disputò molte sessioni di test a bordo delle vetture italiane, tant’è che sembrava vicino a debuttare nel team ufficiale di F1. Alla fine non se ne fece nulla ed il sognò resto tale, ma vedere quel casco giallo all’interno di una monoposto mandò in visibilio i fans.