Il dramma del calciatore omosessuale in Premier League: ecco cosa vive

Un giocatore della Premier League, che ha scelto di restare anonimo, ha concesso un’intervista al Sun dove racconta il suo dramma.
Premier League (GettyImages)
Premier League (GettyImages)

Il mondo dello sport dovrebbe essere, per sua stessa natura, fatto di inclusione e possibilità di divertirsi sentendosi liberi. Purtroppo, il più delle volte, tutto questo non accade, frutto di una società che non è pronta ad includere tutti. Negli stadi sentiamo troppo spesso storie di violenza, di razzismo e cose che con lo sport hanno poco a che fare. Ed in Premier League cambia poco.

Troppe volte abbiamo visto dei filmati che ritraggono dei cori razzisti, specialmente in Europa, ed altri tipi di discriminazioni. Un vero e proprio tabù nel mondo del calcio è quello legato all’omosessualità, che costringe molti atleti a vivere in incognito. Pochi giorni fa è arrivata la notizia di un coming out, fatto dall’arbitro Adcock, che ha diretto più di 500 partite nel secondo campionato britannico.

Le sue parole suonano come una liberazione: “Sono gay, lo sanno tutti: colleghi e calciatori. È ora di ribadirlo. In molti si sono detti orgogliosi di me, la verità è che ci sono ancora tante barriere da abbattere”. Uno sfogo, che fornisce la sensazione che la sua bocca sia rimasta chiusa per troppo tempo, soffocando un desiderio di vivere secondo la propria natura.

Premier League, intervista shock dell’atleta omosessuale

Un caso clamoroso riguarda un giocatore della Premier League, il massimo campionato britannico che è probabilmente il più seguito al mondo. Vi giocano Chelsea, Liverpool, Manchester United, Manchester City, Arsenal e tante altre formazioni leggendarie che hanno fatto la storia del calcio. Eppure, le barriere non accennano a diminuire.

La testimonianza sta proprio in questa intervista, nel quale il giocatore non ha voluto indicare la propria identità per paura delle reazioni di compagni e tifosi. Un qualcosa di veramente assurdo considerando che siamo ormai nel 2021, e certi pregiudizi dovrebbero essere stati sfatati da decenni.

Lo stesso concetto è indicato proprio dall’atleta, che ha riferito: “Siamo nel 2021 e dovrei sentirmi libero di dire a tutti chi sono. Sulle tribune purtroppo, ci sono ancora alcuni tifosi che pensano di vivere negli anni Ottanta. Vorrei aprirmi con le persone, perchè quello che sono mi rende orgoglioso, ma la verità è che verrei crocifisso.Vorrei fare coming out, ma non posso“.

Parole pesantissime quelle del giocatore, che come già detto milita in Premier League. Il ragazzo ha dichiarato di aver avuto bisogno di un’assistenza psicologica, visto che per nascondere la sua identità sessuale è costretto ad una vita di ansia, dominata dal terrore di essere, prima o poi, scoperto da qualcuno.

Quando scendo in campo non sono per nulla tranquillo. Mi sento gli occhi addossi di tutta la gente sugli spalti, ho paura che alcuni di loro possano scoprirmi. E molti mi giudicherebbero, ne sono certo. Questo fa capire che tipo di vita sto vivendo, mi sta devastando psicologicamente. Tutto è così spaventoso e demoralizzante“.

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La cosa che deve far riflettere è appunto il fatto che il giocatore sia voluto restare in anonimo. Come lui stesso ha fatto capire, le sue prestazioni sono influenzate da quanto è attorno a lui, dalla paura costante che la sua condizione possa venire a galla. Ed in un mondo moderno (o che dovrebbe esserlo) come in quello in cui viviamo, tutto questo è inaccettabile.