Dramma Hamilton, il mondiale a filo non è il suo forte: finisce il regno?

Lewis Hamilton è ora di nuovo alle spalle di Verstappen nel mondiale. Ed i precedenti non sono troppo favorevoli guardando al passato.
Hamilton e Verstappen (GettyImages)
Hamilton e Verstappen (GettyImages)

Il mondiale di F1 2021 lascia la Turchia con una situazione di classifica ben lungi dall’essere definita, almeno per quanto riguarda il mondiale piloti. Max Verstappen e la sua Red Bull stanno riuscendo nell’impresa di tenere aperto questo mondiale, nonostante un mezzo tecnico che è ormai oggettivamente inferiore rispetto alla Mercedes di Lewis Hamilton.

L’olandese ha chiuso secondo ad Istanbul, piazzamento che gli ha permesso di tornare in testa alla classifica con 6 punti di vantaggio sul campione del mondo: Max è a quota 262,5 punti, contro i 256,5 del britannico. La differenza è pressoché nulla, visto che a disposizione ci sono ancora ben 159 punti, considerando i 150 delle sei gare rimaste, più i giri veloci e la Sprint Race che ci sarà in Brasile.

Tutto è maledettamente aperto, anche se le prestazioni delle ultime gare vedono una Mercedes molto più competitiva: la W12 ha ritrovato un’importante superiorità motoristica, ma anche a livello di telaio su curvoni veloci e cambi di direzione, la freccia nera ha ora una marcia in più.

La grande sfortuna di Verstappen in questo 2021 è rappresentata dal non aver potuto chiudere i conti in anticipo: l’olandese stava dominando a Baku, ma a pochi giri dal termine la gomma posteriore sinistra è esplosa in rettilineo lasciandolo a secco, mentre a Silverstone e Budapest è stato quello che ci ha rimesso di più dai contatti con le Mercedes.

Quello che non può lasciar tranquillo Max è il fatto che in Turchia abbia dominato Valtteri Bottas, che nonostante la pista bagnata ha rifilato un gap importante al leader del mondiale. L’unico dubbio per Hamilton può essere rappresentato dalla cabala, che non lo ha visto sempre vincente quando il mondiale è stato tirato sino all’ultima bandiera a scacchi.

Hamilton, ecco perché deve chiudere i conti in anticipo

Se guardiamo al passato, la carriera di Hamilton lo ha sempre visto combattere per le posizioni di punta: il dato che lo dimostra è che ogni anno, dal 2007 in poi, ha vinto almeno una gara, cosa che a nessuno è riuscita nella storia. Nella stagione del suo debutto in McLaren, Lewis fece drizzare i capelli ad un certo Fernando Alonso, bastonandolo per tutto l’anno.

Un mondiale che sembrava vinto venne però buttato via dall’inesperienza del giovane britannico, che si insabbiò in corsia box in Cina e perse poi l’iride in Brasile, cedendolo alla Ferrari di Kimi Raikkonen. La vendetta non tardò ad arrivare, anche se sempre ad Interlagos, Lewis rischiò di perderlo contro Felipe Massa anche nel 2008, salvandosi solo all’ultima curva.

Un altro bel ricordo legato all’ultima corsa è datato 2014, quando il mondiale veniva giocato tutto in casa Mercedes: Nico Rosberg arrivò ad Abu Dhabi con 17 punti da recuperare sul #44, ma in quella stagione l’ultima corsa regalava punti doppi, per cui l’occasione per il tedesco era ghiotta.

Sfortunatamente, la sua monoposto ebbe un problema al sistema ibrido e per Hamilton si aprì la strada di vittoria e titolo, cosa che Rosberg avrebbe vendicato due stagioni più tardi. Nel 2016 infatti, il figlio d’arte gestì bene il secondo posto dal quale partiva, resistendo agli attacchi che dalle sue spalle venivano dalle Red Bull e da Sebastian Vettel.

Lewis tentò il tutto per tutto pur di favorire gli attacchi dei rivali al compagno di squadra, ma la superiorità dell’allora freccia d’argento risultò determinare. Dopo due titoli consecutivi, Hamilton dovette abdicare cedendo la corona al tedesco, che pochi mesi dopo annunciò il ritiro dalle corse.

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Quello del 2016 è stato l’ultimo campionato che si è deciso all’ultimo appuntamento, anche se avvenne tutto nello stesso team. Una sfida tra squadre diverse non viene decisa proprio nel finale dal 2012, quando si sfidarono la Red Bull di Sebastian Vettel e la Ferrari di Fernando Alonso. Ed il tedesco ebbe ragione per soli 3 punti.