F1, la tragica storia del campione del mondo morto (VIDEO)

Il Mondiale di F1 nella storia ha sempre regalato dei momenti incredibili, ma quello più incredibile avvenne sicuramente nell’anno del 1970.

Quando si parla di automobilismo si ha sempre a che vedere con alcuni dei personaggi più iconici e incredibili nella storia dello sport mondiale, per questo motivo infatti è uno degli eventi che in assoluto viene amato e apprezzato maggiormente dal grande pubblico, ma purtroppo ci sono stati dei momenti di grande drammaticità che hanno fatto sì che scaturisse una profonda riflessione su come dovesse essere fondamentale dare una sicurezza superiore ai vari piloti per evitare certe tragedie.

Incidente Jochen Rindt F1 (Ansa Foto)
Incidente a titolo dimostrativo (Ansa Foto)

Ci sono stati tanti casi nella storia della F1 che sono entrati tristemente nell’immaginario collettivo per delle tragedie e delle morti che hanno segnato per sempre i tifosi di tutto il mondo, con il caso Ayrton Senna del 1994 che è sicuramente uno di quelli che ha lasciato maggiormente aperta una ferita difficilmente ricucibile.

Il Mago però non è stato l’unico a perdere la vita in pista, è successo infatti ad altre incredibili leggende di questo sport, come a Gilles Villeneuve, Ronnie Peterson, Jim Clark e purtroppo tantissimi altri, anche se non tutti sono ricordati come dovrebbero e meriterebbero.

Tra questi nomi vi è senza ombra di dubbio Jochen Rindt, pilota austriaco che si era messo in mostra negli anni ’60 per essere uno dei migliori in assoluto diventando un favoloso uomo della Lotus, riuscendo a prendere il testimone a un fenomeno assoluto come Clark, dimostrandosi velocissimo in pista e portando ai massimi livelli la sua vettura.

Dopo tanti anni di praticantato, arrivò nel 1970 la sua grande occasione, con la Lotus 49 che era un autentico gioiellino, tanto è vero che nessuno sembrava poterlo fermare, nemmeno l’ottima Ferrari di Jacky Ickx, infatti la stagione fu un lunghissimo e meraviglioso percorso verso il successo finale.

A Monza si era arrivati ormai a tre gare dal termine con l’austriaco che aveva tutte le potenzialità per poter vincere in maniera matematica il titolo già nel circuito lombardo, con i tifosi ferraristi che speravano solamente di vedere vincere una battaglia senza sperare nel Mondiale.

Rindt inoltre aveva rilasciato un’intervista prima del Gran Premio che, a posteriori, si è rivelata tremendamente fatalista, con l’uomo della Lotus che aveva ringraziato apertamente la Dea bendata per i grossi aiuti concessi in stagione, con tutto che era andato per il meglio, ecco allora perché temeva in qualche modo il GP italiano.

Durante le prove libere i piloti stanno cercando di realizzare i migliori tempi per prepararsi nel modo più preciso in vista della gara, con Rindt che si appresta ad affrontare la Curva Parabolica con Danny Hulme che si trova davanti a lui e il ragazzo di Graz non ha la benché minima intenzione di fermarsi, superandolo di slancio, ma così facendo perse il controllo della macchina.

L’impatto contro il muretto fu fatale, con la sua Lotus 49 che divenne un missile impazzito che si trasformò nella sua trappola mortale e non bastò un perfetto servizio di soccorso per aiutarlo, perché morì sul colpo e a quel punto il mondo della F1 fu sconvolto drammaticamente.

Per qualcuno bisognava chiudere lì il Mondiale, per altri invece lo show doveva continuare e infatti si decise in questo modo, perché già in passato c’erano state altri eventi, ma quello era sicuramente un caso unico nel proprio genere, dato che ormai Rindt era a un passo da un titolo che aveva ampiamente meritato.

F1: la morte di Jochen Rindt e le ultime gare per far vincere l’amico

A quel punto la Lotus doveva gestire un vantaggio enorme, ben 20 su Stewart e Brabham, ma soprattutto era Jacky Ickx che era riuscito a riuscito a riprendersi, vincendo il GP in Canada e avvicinandosi in maniera importante a Rindt e in caso di vittorie anche nelle ultime due gare il belga della Ferrari sarebbe stato certo del titolo.

A Watkins Glen negli Stati Uniti, Ickx aveva dominato le prove, riuscendo ad arrivare in Pole Position, ma quel giorno uscì allo scoperto uno dei più grandi piloti della sua generazione, un giovanissimo brasiliano che era stato promosso in F1 proprio in seguito alla morte di Rindt e che fu il suo degno erede: Emerson Fittipaldi.

O’ Rato iniziò una rimonta strepitosa fino al primo posto, portando così la Lotus a vincere non solo il circuito nordamericano, ma regalando così al suo amico Jochen un titolo mondiale che purtroppo rimase soltanto utile per le statistiche e l’albo d’oro.

A fine gara lo stesso Ickx disse che non avrebbe voluto vincere il Mondiale in quel modo e che Rindt aveva ampiamente meritato il successo, ma fu soltanto una magra consolazione, perché nessuno avrebbe potuto riportare in vita quel ragazzo che si era battuto una vita intera per avere una F1 più sicura.

Lui e Jackie Stewart sono sempre stati tra coloro che volevano correre in sicurezza, cercando di avere protezioni che permettessero a loro di poter gareggiare liberi mentalmente, senza dover rischiare la vita in ogni occasione, tanto che qualche “esperto” li definì “Piloti generazione latte e miele“, perché non avevano la stoffa dei precedenti numeri uno.

Un’uscita sicuramente sciocca e di basso livello, con il 1970 che entrò così sfortunatamente nella storia per essere stata l’unica edizione che regalò a fine anno il successo a un pilota che non era più tra noi, un campione che avrebbe meritato ampiamente di essere osannato per le sue grandi imprese, perché sicuramente in pochi sono stati del livello di Jochen Rindt.