I “dolori” di Mercedes e Red Bull: ma guai a darle per spacciate

Dopo i primi tre GP, Mercedes e Red Bull sembrano già ko. La Ferrari vola ma non può adagiarsi sugli allori. Ecco perché.

Il GP d’Australia ha sancito il primo tentativo di fuga della stagione. E lo ha messo in atto Charles Leclerc, che con la Ferrari sembra aver costruito un binomio per ora quasi perfetto. La Rossa ha piazzato due vittorie ma anche tre podi nei primi tre appuntamenti del mondiale di F1 del 2022. E alle altre non è rimasto altro che approfittare di quanto concesso. Pensare che fino a dicembre scorso, erano Red Bull e Mercedes a lasciare le briciole a Ferrari e a tutto il resto del gruppo. Invece in poco tempo la situazione si è ribaltata.

Red Bull e Mercedes: Verstappen ed Hamilton in azione (foto Ansa)
Verstappen ed Hamilton in azione (foto Ansa)

La Rossa ha dimostrato una superiorità impressionante, non solo perché ha sacrificato parte del suo 2021 per dedicarsi in anticipo al progetto 2022. Le soluzioni adottate infatti sembrano essere sì spinte ma è la filosofia della vettura in generale ad aver avuto la meglio rispetto a quanto fatto dagli avversari.

Mercedes-Red Bull in crisi ma non morte

Tra le scuderie che di sicuro hanno più deluso c’è quella campione del mondo in carica, che ha dominato l’era turbo-ibrida, la Mercedes. La W13 continua a non rendere onore alle sue antenate. Durante i test invernali aveva fatto scalpore la vettura, molto rastremata nelle pance, particolare poi portato all’estremo in Bahrain in maniera quasi hollywoodiana. Sembrava questa una soluzione estrema e così efficace che, a detta di alcuni tecnici, avrebbe spazzato via la concorrenza. E invece la realtà è ben diversa: la Mercedes per ora becca dai 7-8 decimi dalla Ferrari. Un’enormità adesso, visto che il budget cap aleggia sulla testa di tutti i team.

Finora si fa fatica a capire cosa serve realmente per migliorare la vettura, ma i problemi sono evidenti. Ma soprattutto tanti: innanzitutto l’effetto porpoising, ancora evidente sulla W13, ma i piloti lamentano anche uno scarso bilanciamento della vettura, con grip alle basse velocità quasi inesistente. Per non parlare poi della carenza di trazione e della difficoltà a portare in temperatura le gomme. Ultimo ma non meno grave la “pesantezza” della Mercedes, problema però che hanno quasi tutte le vetture in griglia.

Nei prossimi GP, promettono da Mercedes, arriveranno aggiornamenti che andranno a migliorare la situazione. Ma di quanto? Difficile pensare a un miracolo che permetta di colmare il gap dalla vetta, ma mai dare per spacciata la casa anglo-tedesca. Già in passato ha dimostrato di saper rialzare la testa. Se il titolo sembra già andato, quantomeno dobbiamo aspettarci una W13 capace di tornare a lottare per qualche GP.

C’è da dire poi che finora, nonostante le difficoltà, la Mercedes ha approfittato alla grande delle difficoltà di Red Bull, massimizzando i propri risultati, anche ben oltre le proprie possibilità attuali. In Bahrain, terzo posto arrivato in maniera fortuita da Hamilton e quarto posto per Russell, in Arabia Saudita quinto e decimo posto ed infine in Australia terza e quarta posizione conquistate rispettivamente George e Lewis. Ma il bottino per ora è comunque magro, se confrontato al passato.

Di contro, la Red Bull quantomeno ha fatto intravedere ottime qualità. Il progetto della vettura in molte parti va in controtendenza rispetto a quanto visto in Ferrari, ma promette comunque bene. La battaglia in pista c’è stata, il divario non è così ampio come tra la casa di Maranello e la Mercedes, ma a fare la differenza per ora è stata l’affidabilità. Diversi i problemi legati al motore, passato da Honda al reparto motoristico Red Bull appena nato. Anche se, a dire il vero, adesso è in atto una transizione che vede ancora gli ingegneri giapponesi coinvolti in prima persona. E questo particolare non è dei migliori, visto che dal Giappone non si lavora più di gruppo come prima. Per una scuderia come la Red Bull che vuole controllare tutto non è di aiuto. Tutt’altro.

Anche in questo caso però c’è da dire che Newey anche in passato ha dimostrato di saper gestire certe situazioni e recuperare in corsa. In tutto questo però la variabile è la Ferrari, che da una posizione di vantaggio dovrà sfruttare al meglio la situazione per portare al momento giusto gli aggiornamenti che gli consentiranno di mantenere tale il gap visto finora con la concorrenza. Insomma nulla è ancora deciso, nonostante i numeri dicano il contrario. E anche qualcuno dei protagonisti. Red Bull e Mercedes hanno sette vite come i gatti. Sottovalutarle sarebbe un errore che potrebbe risultare fatale.