MotoGP, Rivola frena l’Aprilia: Vinales resta il punto fermo

Il momento della Aprilia non sembra ancora arrivato in MotoGP, ma i miglioramenti del 2021 sono un buon segnale: e poi c’è Vinales.

Aprilia Racing Team (Getty Images)
Aprilia Racing Team (Getty Images)

L’amministratore delegato di Aprilia, Massimo Rivola, ha ammesso che non è ancora il momento giusto per la scuderia. Nel 2021, ci sono stati miglioramenti, ma a quanto pare non basta per essere competitivi fino in fondo. Lo stesso Rivola, a fine campionato, disse che la stagione era stata positiva, forse forte anche dei risultati ottenuti da Espargaro.

Ma non è tutto così nero, a motorsport.com infatti, il dirigente sportivo ha ammesso anche: “Abbiamo molta voglia di lottare nel 2022. Prima di tutto, saremo un factory team, ma se guardiamo ai nostri progressi negli ultimi tre anni, speriamo che il 2022 confermi questa crescita e ci permetta di chiudere il gap con i migliori. Ma siamo ancora indietro, quindi c’è molta strada da fare.

Aprilia: si riparte da Maverick Vinales

Forse sono solo parole dette per spingere gli uomini ai box a fare meglio, ma effettivamente nell’ultimo anno, anzi, negli ultimi anni, non si può non dire che in casa Aprilia si siano vissute diverse difficoltà. Fortuna che quasi improvvisamente, è arrivato Maverick Vinales. Dopo aver litigato con Yamaha, il ventiseienne ha scelto Noale per concludere la stagione.

Vinales dal canto suo, non ha fatto male con l’Aprilia, ma neanche ha fatto registrare risultati esaltanti. Dopo aver iniziato in Aragona con un deludente diciottesimo posto, a San Marino è finito tredicesimo, poi ha saltato una Gara e si è recato in Emilia-Romagna, dove finalmente è arrivata un’ottava posizione. Ma le due ultime Gare sono state di nuovo brutte, due sedicesimi posti tra Portogallo e Valencia.

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Ma Vinales sarà il vero punto da cui ripartire, per il team italiano, che nelle classi inferiori fu di Valentino Rossi. Infatti, proprio Rivola spiega: “L’approccio che abbiamo avuto con Maverick è stato quello di utilizzare le gare come un test, quindi provare diverse parti e configurazioni di set-up per capire cosa è meglio per lui. In questo modo abbiamo sacrificato i risultati delle gare, e un po’ anche la sua fiducia, che è diventata un po’ più difficile da costruire”. Ma il dirigente nato a Faenza non si preoccupa: “Ma sono sicuro che in Maverick abbiamo un super talento e sono convinto che troveremo il modo per abbinarlo al meglio alle nostre risorse”.